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FREPA in Italy

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Gli approcci plurali

Gli approcci plurali si oppongono agli approcci che possiamo definire “singolari” nei quali il solo oggetto di attenzione preso in considerazione nel percorso didattico è una lingua o una cultura specifica senza alcun riferimento ad altre lingue e/o culture. Gli approcci singolari hanno assunto particolare valore quando si sono sviluppati e affermati i metodi strutturali e, successivamente, quelli comunicativi e quando qualsiasi tipo di traduzione e ogni ricorso alla lingua uno vennero banditi dall’insegnamento.   L’evoluzione della didattica delle lingue nel corso degli ultimi trent’anni ha fatto emergere quattro approcci plurali

Éveil aux langues

Secondo la definizione che è stata data dell’ éveil aux langues (letteralmente “risveglio alle lingue”, in italiano si usa anche il termine “consapevolezza dei fenomeni linguistici”) nel quadro dei progetti europei che hanno consentito di sviluppare in misura maggiore questo approccio (cfr. in particolare i programmi Evlang e Janua Linguarum; Candelier, 2003a e 2003b), si ha éveil aux langues quando una parte delle attività riguarda lingue che la scuola non ha intenzione di insegnare. Ciò non significa che questo approccio abbia come oggetto soltanto queste lingue. Include anche la lingua di scolarizzazione ed ogni altra lingua che l‟allievo stia apprendendo. Ma non si limita solo a queste lingue “apprese”. Esso prevede attività che integrano ogni tipo di varietà linguistiche, della famiglia, dell’ambiente e del mondo, senza escluderne nessuna. Dato il numero importante di lingue sulle quali gli allievi sono indotti a lavorare – molte decine, generalmente – l’éveil aux langues può sembrare un approccio plurale “estremo”. Concepito soprattutto come accoglienza degli allievi nella diversità delle lingue (e delle loro lingue!) all’inizio della scolarità, come veicolo per un migliore riconoscimento nel contesto scolastico delle lingue “portate” da parte degli allievi allofoni e come una sorta di propedeutica da sviluppare nella scuola primaria, può anche essere promosso per accompagnare gli apprendimenti linguistici lungo tutto l’arco della scolarità.

Occorre inoltre segnalare che l’éveil aux langues si ricollega esplicitamente al movimento Language Awareness promosso da E. Hawkins nel Regno Unito nel corso degli anni ’80 (cfr. Hawkins, 1984 e James & Garret, 1992). Tuttavia, si ritiene che oggi l’éveil aux langues costituisca un sottoinsieme della prospettiva Language Awareness che dà luogo a lavori di orientamento più psicolinguistico che pedagogico che non riguardano necessariamente il confronto dell’apprendente con più lingue. È per questo che i promotori dei programmi éveil aux langues hanno preferito scegliere un altro termine inglese per designare il loro approccio: awakening to languages.

Intercomprensione tra lingue affini

L’intercomprensione tra lingue affini prevede un lavoro parallelo su due o più lingue che appartengono ad una stessa famiglia (lingue romanze, germaniche, slave, ecc.) sia che si tratti della famiglia alla quale appartiene la lingua madre dell’apprendente (o la lingua di scolarizzazione) sia che si tratti della famiglia di una lingua che egli ha appreso come lingua straniera. Dall’appartenere le lingue alla medesima famiglia i vantaggi maggiori si hanno nell’ambito della comprensione – che si cerca di sviluppare in modo sistematico. Se ad essere avvantaggiata è soprattutto la capacità di comprensione, effetti positivi si possono avere anche per quanto riguarda la capacità di produzione. Nell’ambito di questo tipo di approccio, a partire dalla seconda metà degli anni ‘90 si assiste allo sviluppo di progetti innovativi per apprendenti adulti (tra cui studenti universitari) in Francia ed in altri paesi di lingua latina, ma anche in Germania e nei paesi scandinavi e slavofoni. Molte iniziative sono state sostenute a livello europeo (attraverso programmi dell’Unione Europea). Si trovano attività di questo tipo in alcuni materiali per l’éveil aux langues, ma il mondo della scuola è ancora poco interessato all’intercomprensione.

Approccio interculturale

L’approccio interculturale, ha esercitato una certa influenza sulla didattica delle lingue e sembra pertanto abbastanza noto. Questo approccio conosce numerose varianti che condividono principi didattici che raccomandano di basarsi su fenomeni propri di una determinata area culturale per comprenderne altri relativi ad un‟altra e diversa area culturale. Questi principi raccomandano anche l’attuazione di strategie destinate a favorire la riflessione sulle  modalità del contatto tra individui che dispongono di riferimenti culturali differenti.

Didattica integrata delle lingue

La didattica integrata delle lingue, probabilmente il più conosciuto dei tre approcci, mira ad aiutare l’apprendente a stabilire legami tra un numero limitato di lingue, quelle il cui insegnamento/apprendimento è indicato dal curricolo scolastico (che, secondo una modalità “classica”, prevede lo sviluppo delle medesime competenze per tutte le lingue insegnate o, per alcune di queste, di alcune competenze parziali). Lo scopo è, in questo caso, fare riferimento alla lingua madre (o alla lingua di scolarizzazione) per facilitare l’accesso ad una prima lingua straniera, e poi a queste due lingue per agevolare l‟accesso  ad una seconda lingua straniera (riferimenti che possono anche manifestarsi all’inverso).

È in questa direzione che già si orientavano i lavori di E. Roulet all’inizio degli anni ‘80 (Roulet, 1980). È anche in questa prospettiva che si collocano oggi numerosi lavori sull’apprendimento, come lingue straniere, del tedesco successivamente all’inglese (cfr. gli studi che riguardano le lingue terze). La didattica integrata delle lingue si ritrova anche in alcune modalità di educazione bilingue  (o plurilingue) che si prefiggono, indipendentemente dalla disciplina insegnata,  di ottimizzare le relazioni tra le lingue utilizzate (ed il loro apprendimento) per costruire una vera competenza plurilingue.